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09 maggio 2014

Il miracolo delle Social Street

(Uscito su Ansa Magazine)

Giovanni aveva bisogno di un trapano. E' arrivato Matteo che non solo gli ha prestato il trapano, ma lo ha anche aiutato a montare una mensola. A Britta serviva una brandina per ospitare i suoi genitori che la venivano a trovare dalla Germania. Elide e Fabienne gliel'hanno portata. Nina aveva un importantissimo colloquio di lavoro via Skype e mezz'ora prima del collegamento le è andato in palla il computer. Saverio le ha messo a disposizione una postazione nel suo ufficio permettendole di non mandare in fumo mesi di lavoro.
E pensare che nessuno di loro, pur abitando a pochi passi di distanza, si conosceva.
Sono le storie di non ordinaria normalità che avvengono ogni giorno in via Fondazza, a Bologna, la prima social street del mondo.
E' la strada che sta insegnando una cosa semplice e dimenticata, soprattutto nelle grandi città: il vicino di casa non è qualcuno da temere o con cui litigare alle riunioni di condominio, ma una persona che, se può, ti aiuta.
Il fenomeno social street nasce in via Fondazza sette mesi fa. Federico Bastiani, toscano trapiantato a Bologna, si è stufato di non sapere niente delle persone che incontra tutti i giorni quando esce di casa. Stampa un paio di volantini e li distribuisce nei negozi della sua strada: "ho creato un gruppo su Facebook degli abitanti di via Fondazza, iscrivetevi". Il successo è immediato e sorprendente. Centinaia di persone rispondono all'appello e fanno nascere la prima social street.
"Regole predefinite non ce ne sono - dice Federico - Facebook è solo un mezzo per far incontrare le persone". E le persone che fino al giorno prima si erano ignorate - miracolo - cominciano ad incontrarsi. Sul web si parla dei problemi della strada, delle questioni da affrontare e da risolvere, ma partono anche un mucchio di idee: si organizza una festa di Natale, una mostra fotografica, si lancia un progetto per gestire un giardino comunale, sia abbellisce la strada con alcune fioriere fatte con materiali di recupero.
E poi, soprattutto, ci si incontra e, nei limiti del possibile, ci si aiuta. C'è chi vuol vendere un frigorifero, chi chiede informazioni sui medici della zona, chi si è appena trasferito e vuole conoscere qualcuno. Nessuno spende niente e nessuno ci guadagna niente.
Ma da allora in via Fondazza il clima è cambiato: sotto i portici della casa dove abitò e lavorò anche il pittore Giorgio Morandi quando la gente s'incontra non si guarda più con indispettita indifferenza, tutti si salutano, si sorridono, ognuno s'interessa della vita dell'altro.
Talmente semplice, da essere rivoluzionario.

Un modello da esportare

E così succede che Federico e i fondazziani decidono che il loro modello può essere esportato. Aprono un sito web (www.socialstreet.it) e raccontano, con la stessa semplicità, quello che hanno fatto. A pensarci bene ogni strada di ogni città può diventare via Fondazza. Basta che ci sia qualcuno che si prende la briga di aprire un gruppo su Facebook e di mettere un paio di volantini nei negozi e poi il gioco è fatto.
A Bologna ne nascono subito una decina, poi il fenomeno comincia ad allargarsi. Incontenibilmente. Tutti scrivono in via Fondazza per chiedere come si fa. La risposta è di una tale banalità che sembra pronunciata da un profeta: "fidatevi di chi vive vicino a voi".
Dopo sette mesi dall'esperimento di Federico le Social Street sono circa 230 ed il numero è in continuo aumento. "Le social street - dice Federico - non hanno delle regole prestabilite, noi ci siamo limitati a raccontare agli altri quello che abbiamo fatto noi, a rendere pubblico, cioè un modello che nel nostro caso ha funzionato. Ma ognuno può organizzarsi come crede, anche perché ogni strada ha i suoi problemi, le sue caratteristiche e le sue opportunità".

Via Fondazza ha comunque continuato a fare da collettore delle buone pratiche.
In via Maiocchi a Milano hanno organizzato uno 'swap party' per far diventare social il cambio dell'armadio: ci si ritrova una domenica pomeriggio e chi ha un vestito che non usa più può portarlo e scambiarlo con un altro vestito.

In via Pitteri a Ferrara hanno costruito una piccola biblioteca. Hanno costruito una piccola cassetta con dentro una ventina di libri. Chi vuole prende un libro, lo legge e lo riporta nella cassettina. O lo tiene con sé per sempre, ma, in questo caso, lo sostituisce con un altro libro.
In via Saragozza a Bologna e nel centro storico di Tricase (Lecce) la social street ha organizzato una giornata di 'pulizie di primavera': un modo per prendersi cura dello spazio pubblico, ma anche per conoscersi e fare nuove amicizie lavorando insieme a qualcosa di concreto.

Nel Rione Marina di Finale Ligure (Savona) Lara chiede una mano per fare un trasloco. C'è chi arriva con un furgoncino chi porta focacce e bottiglie. Alla fine si ritrovano decine di persone, tutti sconosciuti, che in quattro e quattr'otto finiscono il trasloco e poi improvvisano una festa.
Da Bologna il fenomeno si è esteso: ne stanno nascendo soprattutto nelle grandi città, a Milano, a Roma, a Torino, ma anche in piccoli centri dove, negli ultimi anni, i contatti sociali tradizionalmente più forti si sono allentati.

Il modello Fondazza ha anche varcato i confini: ne è nata una in Slovenia e nelle ultime settimane il fenomeno ha preso piede in Portogallo dove ne sono nate una decina: come in rua de Pracas e avenida Reis a Lisbona e in tua de Santa Catarina a Porto. Una bandierina è stata piantata perfino in Nuova Zelanda e mail sono arrivate anche da Brasile e Cile. "Di questo passo conquisteremo il mondo", scherza Federico. Scherza fino ad un certo punto.

Cambiare il mondo, una via per volta

L'obiettivo di cambiare il mondo partendo dalla propria strada adesso continua cercando di mettere in rete le social street, per scambiarsi idee su iniziative e attività, ma anche per coordinarsi per provare a diventare un interlocutore delle amministrazioni. Il Comune di Bologna ha già aperto un canale con le social street ed ha varato un innovativo regolamento sulla cittadinanza attiva. Chi vuole, autorganizzandosi, può fare richiesta per gestire un piccolo spazio pubblico. Non è ovviamente rivolto solo alle social street, ma tanti gruppi di strada hanno già cominciato a pensare seriamente a come sfruttare questa possibilità.
"A Bologna - dice Federico Bastiani - adesso stiamo facendo un lavoro di coordinamento: abbiamo fatto un'iniziativa per presentarci alla città e c'è un coordinamento per fare in modo che le buone pratiche di ogni strada possano essere replicate in modo semplice nelle altre strade. Fare gruppo permette anche di relazionarsi in modo più semplice con il Comune".
Nel frattempo in via Fondazza non è arrivato solamente il Comune di Bologna, ma anche ricercatori e studenti delle Università che vogliono studiare questo fenomeno.
Difficile prevedere dove si andrà a finire. Per ora è più che sufficiente così. E' sufficiente l'idea di aver reso il mondo, qualche strada del mondo, un posto un po' migliore e un po' più accogliente. Una via per volta.

04 aprile 2014

Contro il selfie

Non mi ricordo chi ha detto (nel caso non lo avesse detto nessuno lo dico io adesso) che quando si scrive bisognerebbe usare le parole come se si stessero usando per la prima volta. Farlo è difficilissimo. Il luogo comune, l'espressione abusata, la parola furba, sono sempre lì ad aspettarci, pronti ad aiutarci, ad offrirci una scorciatoia come un diavolino tentatore, quando siamo in difficoltà. Ma bisogna saper resistere.

Ora: io non ho niente, ma proprio niente niente, contro chi si fa le foto da solo. Singolarmente o in compagnia, nudo o vestito, a casa sua o in giro per il mondo. Va benissimo, anzi è divertente. Gli smartphone ci danno questa meravigliosa opportunità di inquadrare noi stessi mentre ci fotografiamo, perché non sfruttarla? Bellissimo.

Fatto sta che da qualche mese a questa parte, direi più o meno da quando qualche recondita e indefinita autorità deputata allo scopo ha deciso che la parola dell'anno 2013 era SELFIE, ovvero la foto fatta da soli, con lo smartphone, abbiamo cominciato ad usarla senza sosta.

Ad usarla così, per il solo gusto di usarla. Chi usava il proprio telefonino per farsi una foto diventava automaticamente una cosa di cui si doveva parlare: sui media se famoso, sui social se nostro amico, ovunque. Bastava poter usare quella parola che in pochi mesi si è logorata come è successo a pochissime altre parole nella storia delle parole che si sono logorate. E ad usarla spesso anche a sproposito: ho visto spesso foto che ritraevano qualcuno, ma palesemente fatte da altre persone, essere definite con quella stramaledettissima espressione, solo per l'urgenza insopprimibile di poterla usare, per sentirsi parte della comunità che la usava.

Ovviamente passerà anche questa, ce ne faremo una ragione e troveremo un'altra parola da bruciare in pochi mesi.

Ma visto che le parole vanno usate come se si stessero usando per la prima volta, oggi, almeno per un po' di tempo, quella parola lì non è più utilizzabile. Da nessuno, in nessun caso.

Peraltro in italiano da decenni esiste un sinonimo: autoscatto.

Ma prima che la maledetta assurgesse agli onori delle mode lessicali, dite la verità, quante volte in tutto avete usato o sentito dire o letto nella vostra vita la parole autoscatto, rispetto a - diomiperdoni - selfie?

29 marzo 2014

I grillini sono d'accordo con Quit the doner e non lo sanno

Beppe Grillo, dal suo ineffabile blog, ha assegnato il prestigioso riconoscimento di giornalista del giorno a Quit the Doner, blogger intelligente e pungente, che con il Movimento 5 Stelle non è mai stato tenero. La messa all'indice, riguarda, in particolare un passaggio da lui scritto su Linkiesta

Il nostro dare per scontato un certo grado di libertà non ci permette di vedere un fenomeno come il movimento 5 stelle per quello che è realmente: qualcosa di pericoloso per la democrazia e per la libertà di stampa. Seriamente pericoloso.
Il movimento di Grillo si autocelebra come portatore della verità rivelata e assoluta, espressione unica e univoca della volontà popolare, in opposizione a un magma indistinto di affaristi, corrotti uniti dalla volontà di nascondere la suddetta verità per i propri sordidi scopi personali a cui gli elettori possono credere solo nella misura in cui non capiscono. La visione rientra nella più classica delle strutture complottiste-paranoiche, secondo le quali chi “non è con noi” non solo “è contro di noi” ma è anche in malafede e al soldo di qualcun altro. La politica per i cinquestelle non è rappresentanza d’interessi compositi, ma si configura come la dialettica di illuminati vs resto del mondo. La struttura delle sette, degli estremisti religiosi e dei sistemi totalitari.

Con una posizione del genere, ovviamente, si può essere o meno d'accordo.

Se non lo si è, bisognerebbe essere in grado di spiegare perché si ritiene che sia una posizione falsa

Quit the Doner della mia solidarietà per l'odiosa pratica di mettere dei giornalisti all'indice non se ne fa di niente.

Probabilmente sarà più interessato alla implicita e inconsapevole solidarietà dei grillini che, sul blog di Beppe, contestano la sua tesi, con l'abituale periodare colorito, con argomenti che, di fatto, gli danno ragione.

Ecco un'antologia dei commenti

Ammesso che sia giornalista, segnaliamolo all'ordine (affinché non lo aboliamo è li). Poi, seguiamo la ns strada perché più questi coglioni parlano male di noi e più la gente è con noi. Non l'hanno capito e non diciamoglielo

 chi è sto rincoglionito che scrive queste cose?? perchè non ci mette la fima? la faccia?? comunque, ormai si sono accorti di essere cadaveri che camminano, possono solo rimandare le elezioni, ma prima o poi ci andremo a votare!!!!!

Scusate, ma in 56 anni NON ho MAI, dico MAI sentito nemmeno parlare di un giornaletto come LINKIESTA! E poi LINKIESTA DI COSA? Delle BUFFONATE??? Quanti nostri soldi si beccano per scrivere CONTRO il 20-25% degli Italiani che lo pagano "a loro insaputa".Per me possono chiudere ieri sera i battenti che non mi importa assolutamente niente! O è anticostituzionale? Oppure il finanziamento che vi prendere è DEMOCRATICO e COSTITUZIONALE??? Andate a quel paese distruttori dell'onestà!!! 

sperava che lo pubblicassimo sul blog, almeno qualcuno lo legge, solo che nessuno gli crede qui e non perchè pensiamo di essere nel giusto, ma perchè siamo super-sicuri di essere gli unici ad esserlo ahahahh

Questo pseudo-magaricicredediesserlo-giornalista, come riesce a guardarsi allo specchio tutte le mattine? Secondo me lo evita. Come fa incrociare lo sguardo della gente che sa' esattamente come lui tutte le fregnaccie che si racconta da solo? Vergogna e stupratore del nostro splendido intelletto.

Ma vergognati infame....nemmeno di fronte a tanta gente per bene che si suicida riesci ad esprimere un opinione a favore dei cittadini...leccaculoooo sei il nulla, quando toglieremo i finanziamenti ai giornali ne vedremo delle belle 
...Quit...ma perché non lasci stare ? Ma dove vivi ? Chissà chi ti paga ? Non certo il popolo !

Dietro ci sono solo interessi finanziari, è sotto gli occhi di tutti. Questo qui, o è un cretino, o è pagato dalle lobby e dai partiti affiliati alle lobby. Non sono un complottista ne un paranoico ne penso che i 5s detengano lo scettro della verità assoluta. La questione è semplice vogliono arraffare a più non posso sono dei ladri a cui si aggiunge una certa imbecillità politica.
Illuminati contro il resto del mondo. Più chiaro di così....

05 marzo 2014

Putin, Vecchioni, Trapattoni e il nobel: ecco perché non è una cosa seria

La candidatura di Putin al nobel per la pace è una roba simile alla candidatura di Vecchioni (con tutto il rispetto per Vecchioni).

Ci sono migliaia di persone (compresi tutti i parlamentari di tutte le nazioni) che possono candidare qualcuno al nobel per la pace. Fino ad ora gli amici scandinavi le tenevano segrete, però poi succedeva che qualcuno comunicava la candidatura che aveva avanzato e quindi le voci impazzivano incontrollabili.

L'operazione trasparenza, però, ha pro e contro.

Quindi non è vero che il nobel ha candidato Putin. E' vero che, probabilmente, qualche parlamentare russo, cortigiano del nostro, abbia improvvidamente fatto il nome di Putin, come avrebbe potuto fare il nome di chiunque altro.

Un po', insomma, come quei parlamentari che al primo scrutinio per l'elezione del presidente della Repubblica votano per Giovanni Trapattoni.

Quando daranno il nobel per la pace a Putin andiamo tutti insieme ad incatenarci a Oslo. Fino ad allora ridiamoci sopra che è meglio.

10 febbraio 2014

I grillini non sono dei potenziali stupratori. Sono degli adolescenti

La definizione che la presidente della Camera Laura Boldrini ha dato dei frequentatori del blog di Beppe Grillo e degli elettori del Movimento 5 Stelle come potenziali stupratori a me è parsa parecchio esagerata e credo che così, in senso assoluto, non la pensi nemmeno lei. Certo, nei grandi numeri, ci sarà qualche potenziale stupratore, ma, credo io, non di più e non di meno che fra gli elettori degli altri partiti. Fra i sostenitori del movimento ci sono anche tante persone in gamba e gente con buone idee.

Dal punto di vista politico, invece, i grillini sono degli adolescenti.

Sono arrivato a questa conclusione facendo una sommaria statistica fra le persone che conosco e per come intervengono nei dibattiti politici.

Mi spiego meglio.

Stando a questa mia approssimativa analisi ho notato che fra i miei coetanei (anno più o anno meno, io ho 34 anni) chi quando era adolescente (16-17 anni) si occupava, direttamente o indirettamente di politica, da qualsiasi posizione e con qualsiasi tipo di impegno, oggi è profondamente critico con Grillo e con il suo movimento. Chi invece pensava che la politica di cui gli altri si appassionavano fosse una cosa noiosa, da secchioni sfigati, oggi è fra i più attivi sostenitori dei 5 stelle.

E nel dibattito (sulle varie bacheche Facebook ce ne sono degli spaccati interessantissimi) questa cosa ha un effetto piuttosto plastico. I 30-40enni che da ragazzini si occupavano, o comunque erano interessati, delle vicende della propria scuola, della propria città, del proprio paese, all'epoca avevano un entusiasmo e una foga che oggi hanno perso. Perché sono cresciuti, hanno fatto altre esperienze, e dalla politica, in linea di massima, hanno avuto più amarezze, incazzature e travasi di bile che gioie. Le loro posizioni si sono fatte più sfumate, più problematiche. Le loro emozioni più consapevoli. Qualcuno è impegnato dentro i partiti, qualcuno la politica la legge sui giornali con occhio critico e arrabbiato, qualcuno quei giornali li scrive. Quasi tutti, per un motivo o per un altro, ad un certo punto hanno detto "basta, non mi fregate più", quasi tutti ci sono ricascati.

I supporter del Movimento 5 Stelle (e lo dico con un certo affetto e anche una certa invidia) sono vergini. A loro, al liceo, la politica non interessava minimamente, in nessuna sua forma. Non partecipavano alle assemblee di istituto, facevano gli aeroplanini con i volantini, guardavano molta tv, facevano altre cose, rivendicando, nei confronti dei loro coetanei noiosi e secchioni, di spendere il loro tempo in maniera più divertente ed utile.

Ed oggi, nelle discussioni, si rivolgono ai loro coetanei con quel tono netto, reciso e perentorio che gli altri avevano a 16 anni e che oggi non hanno più.

La cosa che più colpisce più di ogni altra cosa, a ben vedere, è lo sfasamento temporale.

Avere la verità in tasca, sostenere che le proprie posizioni siano basate su fatti talmente oggettivi che chi non le vede è scemo o corrotto, essere arrabbiati di default, protestare in maniera a volte scorretta e sopra le righe, avere un'incrollabile fede nelle proprie soluzioni per cambiare il mondo e considerare ogni ostacolo un nemico da annientare. A 16 anni pensarla così non solo è normale, ma è anche giusto, positivo, salutare. Fa parte del modo di essere di quell'età (come dice il poeta, "Ogni adolescenza coincide con la guerra, che sia falsa che sia vera") è un percorso di crescita molto importante.

A 30-40 anni fa un po' ridere: è un'adolescenza politica fuori tempo massimo.

Alcuni degli attivisti del movimento (perfino fra i deputati) io li ho riconosciuti. Erano quelli che non partecipavano alle assemblee di istituto, non s'interessavano dei problemi della propria scuola, della propria città o del proprio paese, prendevano in giro chi lo faceva ed usavano il proprio tempo in maniera più utile: che fosse cercare di entrare ad "Amici" o al Grande Fratello o prendersi una laurea a pieni voti. E d'altronde il regolamento del Movimento 5 Stelle taglia fuori da ogni incarico che ha avuto precedenti esperienze.

Adesso vogliono okkupare la scuola, partecipare alle assemblee di istituto, far sentire la loro voce che il mondo dei grandi ignora. L'adolescenza è una malattia dalla quale si guarisce con il tempo. E' successo a tutti.


04 febbraio 2014

Abuso della credulità popolare. Fate girare

La vicenda del falso tweet di Laura Boldrini mi ha fatto scoprire il programma, online, che i burloni in questione hanno utilizzato. L'ho aperto e mi ci sono messo a giocare. Si tratta di un giocattolino diabolico (il link non ve lo dico, ma penso che ve lo troviate facilmente da soli, e in ogni caso state in campana perché trattasi di un oggetto da maneggiare con estrema cura).

Chi pensa che per produrre un tweet falso (e attenzione, qui non si tratta di un profilo fake, ma proprio di una copia conforme di un tweet da un profilo vero) servano abilità di hacker o da grafico rafinatissimo sbaglia di grosso. In trenta secondi e con tre passaggi si possono creare prodotti come questo


Sembra un giochino innocente vero?

Pubblicandolo sul mio profilo facebook penso di aver fatto sorridere qualche amico. L'ho gestita in maniera innocua: per non cadere in tentazione ho scelto il profilo di un personaggio pubblico del quale ho la massima stima e ammirazione. Gli ho fatto dire una roba talmente strampalata, in un inglese maccheronico, su un argomento così marginale (come la presunta passione del presidente per la cucina toscana...) che suppongo e spero che nessuno fra i miei contatti sani di mente possa aver pensato neanche per un momento che non si trattasse di un falso. L'ho fatto, insomma, con delicatezza: uno scherzo del quale - ho pensato prima di pubblicarlo - avrebbe potuto sorridere anche il diretto interessato, semmai lo avesse visto.

E però c'è una riflessione sottesa, che non sono l'unico ad aver fatto visto che c'è chi me l'ha fatto notare. Con questo programmino facilissimo da usare io avrei potuto far dire qualsiasi cosa a chiunque. Avrei cioè potuto postare sulla rete un falso tweet dove un personaggio pubblico (o il profilo di un mezzo di informazione) poteva lanciare qualsiasi tipo di notizia o qualsiasi tipo di messaggio. Se lo avessi fatto ad arte (siccome un po' conosco le dinamiche della comunicazione e dell'informazione) avrei potuto ottenere migliaia di condivisioni e far scoppiare un casino mediatico, semplicemente scrivendo: ecco cosa ha detto il presidente X, il ministro Y, il personaggio Z. Oppure ecco cosa scrive il giornale X, l'agenzia Y o il sito Z.

Allora ho deciso di spingere un pochino oltre il mio diabolico esperimento socio-comunicativo. Siccome la mia etica mi impone di non diffondere notizie false e, meno che mai, diffamare la gente così per passatempo, mi sono autofakato. Ho cioè semplicemente "craccato" il mio profilo twitter facendo dire a me stesso una cosa orribile, che non penserei e non direi mai




Devo dire che ci sono cascati in pochi, ovviamente. Ma il tema rimane: se nella vita reale (ivi compresi giornali e tv) abbiamo un senso critico molto più sviluppato nel prendere per vere le cose che leggiamo, vediamo ed ascoltiamo, sul web siamo tutti molto più propensi a prendere per vere cose che arrivano da chissà dove.

In conclusione, ancora un volta, occhio a quello che gira. Soprattutto a quelle cose dove ci sono scritte cose come "fate girare", "incredibile", "guardate cosa è successo", "condividi prima che lo censurino".

Bisogna fidarsi solo di chi si conosce, leggere criticamente quello che si vede, resistere alla dannata tentazione del condividi a tutti i costi. 

Questi falsi tweet sono ancora più pericolosi dei link stupidi che popolano facebook, perché danno una maggiore impressione di autenticità. E possono causare danni, gravissimi danni. 

E' una battaglia di civiltà. La perderò, ma andava fatta.

Fate girare.

E se non fosse abbastanza chiaro FORZA VIOLA!



24 gennaio 2014

Perché le preferenze non sono il problema

Il dibattito sulla legge elettorale si è avvitato sul problema delle preferenze e forse era inevitabile che andasse a finire così, visto che sono anni che ci ripetiamo, e a ragione, che il Porcellum non ci permette di scegliere i parlamentari.

Le preferenze non sono però il problema principale della legge che è in discussione, passata alle cronache con l'orribile nome Italicum, dalle assonanze sinistre. Anche se l'ideale sarebbero stati i collegi uninominali, i collegi plurinominali mi paiono un buon compromesso fra conoscenza diretta dei parlamentari da eleggere e mancato ricorso alle preferenze che sono un oggetto delicato e spesso un po' losco dalle quali si può tranquillamente stare alla larga.

Il problema principale sono le soglie.

Se l'ispirazione di questo modello elettorale era la legge elettorale dell'elezione del sindaco, alla quale il doppio turno richiama, ci sono delle distorsioni che lo rendono un'altra cosa. Un po' come se si dicesse: ok, applichiamo le regole del gioco del calcio, però il portiere non può toccare la palla con le mani, il palo conta come un gol, ed è rigore anche se c'è un fallo a centrocampo. Tattiche e modi di giocare cambierebbero nettamente e i risultati pure.

L'Italicum fissa una soglia del 35% per ottenere il premio di maggioranza senza ballottaggio (nelle comunali è il 50%) e una soglia di sbarramento del 5% per i partiti coalizzati (che nelle comunali teoricamente non esiste) e dell'8% per quelli non coalizzati (nelle comunali è al 3%). Sempre meglio del Porcellum si dirà. Vero, quasi tutto è meglio del Porcellum, ma con queste soglie può succedere (e sono abbastanza convinto che sotto sotto sia quello a cui punta Berlusconi) che un partito con il 23% possa ottenere da solo il 53% dei parlamentari. Non solo, ma può succedere che il terzo partito possa andare, da solo, al Governo.

Sembra difficile da capire, proviamo a spiegarlo con un esempio.

Mettiamo che il centrodestra prenda il 36%, il centrosinistra il 30%, il M5S il 24%. L'altro 10% diviso fra una serie di partiti che, da soli, non riescono a sfondare la soglia dell'8% e quindi rimangono fuori dal Parlamento. Ipotizziamo che all'interno del centrodestra i voti fossero così divisi: Forza Italia 23%, Lega Nord 4,5%, Ncd 4,5%, Fratelli d'Italia 4%. E che nel centrosinistra il Pd prendesse il 26% e Sel il 4%. In questo scenario il centrodestra vincerebbe le elezioni e prenderebbe il 53% dei parlamentari che però, visto che i tre partiti coalizzati non avrebbero superato la soglia di sbarramento andrebbero tutti a Forza Italia. Che si ritroverebbe così, da sola, al governo del paese, pur essendoci altri due partiti con più voti e che, sommati, avrebbero meno della sua rappresentatività parlamentare.

E' un caso estremo, lo so. Ma possiamo considerare buona una legge elettorale che, in via teorica, potrebbe permettere al terzo partito italiano di andare da solo al governo? Per non parlare della sproporzione della incongruità del premio di maggioranza che darebbe una rappresentatività di circa due volte e mezzo i voti presi.

P.S.: una nota metodologica sul dibattito. Possiamo evitare che i sostenitori di Renzi dentro al Pd dicano che è una legge elettorale fantastica a prescindere, che gli oppositori di Renzi dentro al Pd dicano che è una legge elettorale pessima a prescindere e che quelli del Movimento 5 Stelle dicano che se ne devono andare tutti affanculo a prescindere? Ve ne sarei grato.

28 dicembre 2013

Stamina, Caterina e la matematica

In questi ultimi giorni del 2013 si discute molto di scienza. Può sembrare un bene, visto che in Italia di scienza non di discute mai, in realtà, per come lo si fa, sarebbe molto meglio che non lo si facesse per niente.

Si parla del caso Stamina: la procura di Torino sta accusando i promotori del metodo lanciato da Davide Vannoni non solo di non essere utile, ma di essere sostanzialmente una truffa. Negli ultimi mesi l'opinione pubblica si è molto accalorata sulla vicenda, mossa sostanzialmente da una ovvia e comprensibile solidarietà nei confronti di famiglie che le provano tutte per assicurare un futuro ai loro bambini malati.

E si è parlato molto anche della vicenda di Caterina, la ragazza padovana che si è beccata una sequela di insulti per aver detto che senza la sperimentazione animale sarebbe morta da tempo.



Più dei casi specifici la cosa deprimente è la qualità della discussione (ne ha parlato, molto bene, Christian Raimo, qui) che ci dice parecchio sulla qualità della cultura scientifica italiana.

"Io di matematica non c'ho mai capito nulla" è la formula autoassolutoria che molti di noi ripetono a se stessi, ma che sta alla base di questo dibattito surreale. Come se si discutesse di gusti personali o di innocue inclinazioni umane, anche quando si parla di scienza. Per di più della scienza che ha a che fare con la salute delle persone. Tutto diventa legittimo, tutto diventa declinabile alla difesa oltranzista delle proprie convinzioni. Quello che dice la comunità scientifica internazionale è derubricato nel migliore dei casi a trascurabili fissazioni, nel peggiore alla macchinazione delle lobby del farmaco.

Ora, che attorno a queste questioni si muovano interessi importanti e spesso poco trasparenti è fuor di dubbio. Ma questo sospetto dovrebbe invitarci a ragionare, a porci delle domande, a diffidare soprattutto di quelli che propongono soluzioni miracolistiche. Quelli che offendono Caterina, quelli che si affidano ciecamente al metodo Stamina mi hanno fatto pensare a nuove forme di superstizione. Sono i diretti discendenti di quelli che davano la caccia agli untori, che curavano pesanti patologie con i riti magici, che costringevano Galileo all'abiura. Il metodo scientifico, che pareva unanimemente e indiscutibilmente accettato, lo abbiamo masticato, digerito ed espulso. Proprio da lì.

Io, e lo dico anche con un certo orgoglio, ho fatto il classico, sono laureato in lettere e sono profondamente convinto della superiorità della cultura umanistica. (Chi non lo conoscesse si legga questo mitico discorso di David Foster Wallace, è un po' lungo ma vale la pena arrivare fino in fondo). Non è una forma di presunzione né, tantomeno, di svilimento della scienza, della matematica, degli specialisti. Anzi, ne è una nobilitazione.

La cultura umanistica, io credo, è superiore perché sta al di sopra, perché si sforza di guardare il mondo con spirito critico ed una visione complessiva. E per farlo non si affida alle superstizioni, non cerca di sostituire l'oggettività dei dati con le suggestioni, si serve con intelligenza degli strumenti di cui dispone. Primo fra tutti, la matematica.

Invece spesso si fraintende questo concetto, pensando che la superiorità della cultura umanistica sia la superiorità della chiacchiera, delle opinioni e delle convinzioni personali e indimostrabili. Che ha come effetto da una parte la delega cieca agli specialisti di alcuni argomenti della nostra esistenza, dall'altro la demonizzazione degli stessi specialisti quando ci dimostrano cose a cui non vogliamo credere.

D'altronde siamo il paese che una volta guardava Quark, adesso guarda Voyager.

04 dicembre 2013

La vera storia del tweet di Emiliano

Del tweet del sindaco di Bari Michele Emiliano se n'è parlato fin troppo. Ha risposto per le rime ad una studentessa che auspicava che il sindaco di Bari chiudesse le scuole. Si è scomodata la sociologia, la comunicazione, la politica, l'educazione. Non ci interessa. O meglio, ci interessa, ma abbiamo fatto un'altra cosa.

Siamo andati a cercare di capire come è nato e da chi è arrivato quel tweet che ha dato la stura al sindaco più twittero d'Italia a ritagliarsi la sua meritatissima celebrità.

Tanto per cominciare non è uno studente, ma una studentessa. Ha 17 anni e frequenta, ovviamente, una scuola superiore di Bari. E' una fan di Demi Lovato, di Glee, degli One Direction (ho messo un po' di link per gli over 19) e, come molti della sua età, passa le giornate su twitter. Nella sua carriera ha oltre 30mila tweet.


E' domenica ed a Bari sta piovendo. Ma non è questo il punto. Lei deve fare un sacco di compiti.



 Questo ce lo fa sapere dal suo letto, perché, ancora non si è alzata



Il peso della responsabilità scolastica, tuttavia, la opprime. E pensa (e scrive, ovvio): "magari Emiliano avrà chiuso le scuole per tre giorni" (da tanto che piove, no?). Sarebbe una salvezza straordinaria, il sogno di tutti gli studenti. Un impetuoso fenomeno atmosferico alla vigilia di una temuta interrogazione che fa chiudere le scuole e bomba libera tutti. Si alza alle 12.30.

Poi, probabilmente dopo un lauto pranzo, ha un sussulto.



 Però, poi niente, non ce la fa:



Il pomeriggio prosegue fra amenità varie, video musicali, amarezze personali, dialoghi con i sindaci.



Fino allo scambio di vedute con il suo sindaco





Ah, forse vi starete chiedendo come è andata a finire, visto che la storia la scrivono sempre i vincitori.

La ragazza ha cambiato nome utente twitter. E ha cancellato il tweet incriminato dal suo profilo.

Ah, il giorno dopo è stata interrogata a matematica


E anche con la grammatica italiana, pare di capire, non è che ce la caviamo granché.



27 novembre 2013

Il giorno della decadenza: gli highlights

Tutto quello che bisogna ricordarsi di questa giornata.

(Suggerimenti e indicazioni per aggiornare gli highlights sono ben accetti)


21 novembre 2013

L'irrefrenabile tentazione del copia/incolla

Condividete, diffondete, copiate, incollate.

Su Facebook è facile abboccare all'irrefrenabile tentazione del copia/incolla che fa scempio e abuso della credulità popolare. In questi anni ne sono girate di tutti i colori: notizie false, allarmistiche, razziste, fuorvianti. C'è chi ci sorride, c'è chi prova a combatterle, con scarsissimi risultati. Il guaio, però, è che in molti ci credono.

Fra le bufale più innocue ci sono quelle sulla privacy: messaggi che chiedono di fare una serie di operazioni sul profilo in nome di una maggiore riservatezza, ma che non hanno nessun effetto. La versione di novembre, aggiornata alla nuova brutta e disfunzionale organizzazione feisbucchiana, chiede agli utenti di deselezionare foto e giochi. L'effetto dell'operazione descritta in realtà, consente solo all'utente che lo fa di non vedere più le notifiche sui giochi e sulle foto dell'utente che si è selezionato. Tutto qua.

Gli effetti però a volte sono comici.

Come segnala il blog La Batusa stamattina ci è cascato il sindaco di Piacenza, Paolo Dosi


Il sindaco di Piacenza, per quel poco che lo conosciamo, è una persona squisita, usa sempre toni pacati, è di una gentilezza e cortesia rare. Molti suoi concittadini quindi, stamattina, nel leggere una cosa di questo tipo si sono un po' allarmati: se una persona così mite - hanno pensato in molti sulle rive del grande fiume - si scaglia in maniera così decisa contro qualcosa, deve essere qualcosa di grave.

E invece no, amici piacentini, state tranquilli, non è niente di grave.

Il vostro sindaco è stato contagiato dall'irrefrenabile tentazione del copia/incolla, ma passerà.

Il sindaco però è un lavoro importantissimo e delicato, i social network sono uno straordinario strumento per comunicare con i propri concittadini. Minacciare di cancellarli non è propriamente una geniale strategia di comunicazione politica. Un po' d'attenzione in più non guasterebbe.